È Legale Fare Scraping di Google Maps in Italia? La Risposta Completa
Chi lavora nella lead generation locale prima o poi si pone la stessa domanda: si può davvero raccogliere dati da Google Maps senza rischiare una sanzione? La domanda non è oziosa. Il 14 luglio 2026 il Garante Privacy ha sanzionato Lusha per 2 milioni di euro, vietandole il trattamento dei dati italiani raccolti tramite scraping. Da quel giorno molti freelance e agenzie che usano strumenti di estrazione dati si sono fatti la stessa domanda, con un po' di ansia in più. Proviamo a rispondere con ordine, senza scorciatoie e senza allarmismi.
Cosa dice davvero la normativa
Va detto subito con chiarezza: nessuna legge italiana o europea vieta di consultare Google Maps, prendere nota del nome di un'attività, del suo indirizzo, del numero di telefono pubblico e del sito web. Sono informazioni che l'attività stessa ha reso pubbliche, spesso proprio per farsi trovare da clienti. Il tema non è "posso vedere questi dati", ma "cosa posso farne dopo averli raccolti".
Qui entra in gioco il GDPR, che si applica ogni volta che si trattano dati riferibili a una persona fisica identificata o identificabile — anche quando quella persona è titolare di una partita IVA o gestisce un'attività commerciale. Il nome di un ristorante non è un dato personale, ma il numero di cellulare del titolare che risponde a quel numero spesso lo è. La linea di confine è più sottile di quanto sembri, ed è il tema che approfondiamo in Dato Pubblico o Dato Personale? La Differenza che Conta nel B2B.
Raccogliere dati pubblici non equivale ad avere una base giuridica
Un errore comune è pensare che, siccome il dato è pubblico, si possa trattare liberamente. Il GDPR richiede sempre una base giuridica per il trattamento, anche quando il dato è già visibile a chiunque. Le basi più invocate in questo ambito sono il consenso, raramente praticabile su larga scala, e il legittimo interesse, che va valutato caso per caso con un bilanciamento reale tra l'interesse di chi tratta il dato e i diritti della persona coinvolta.
È esattamente su questo punto che è caduta la valutazione nel caso Lusha: il legittimo interesse non è stato ritenuto una base giuridica valida per costruire un database di contatti B2B tramite scraping massivo, senza adeguate garanzie per le persone i cui dati venivano raccolti e rivenduti. Ne parliamo nel dettaglio in Il Caso Lusha: Cosa ha Deciso il Garante Privacy.
Cosa cambia tra "guardare" e "costruire un database da rivendere"
La distinzione pratica che emerge dai casi affrontati dalle autorità di controllo è tra due modelli molto diversi:
- Interrogazione puntuale su richiesta: un utente cerca "ristoranti a Bologna", ottiene un elenco aggiornato al momento della ricerca, lo usa per il proprio lavoro e ne resta responsabile.
- Costruzione di un database precostituito: un'azienda raccoglie milioni di contatti in blocco, li conserva a tempo indeterminato e li rivende a chiunque, senza un rapporto diretto tra chi ha raccolto il dato e la finalità per cui viene usato.
Il secondo modello è quello finito sotto la lente del Garante. Il primo, se accompagnato da un'informativa corretta e da un log delle ricerche, si avvicina molto di più a un uso ragionevole e tracciabile dei dati pubblici — la logica alla base di Come Scrivere un'Informativa Privacy per Contatti B2B.
Scraping B2C e scraping B2B non sono la stessa cosa
Un'altra distinzione che spesso si perde per strada è quella tra scraping di dati B2C, indirizzi di consumatori privati, abitudini d'acquisto, contatti personali estranei a un'attività, e scraping di dati B2B, cioè informazioni legate a un'attività professionale pubblicata volontariamente per essere trovata. Non sono equivalenti sul piano del rischio: un ristorante che pubblica il proprio numero su Google Maps lo fa proprio perché vuole essere contattato da clienti e fornitori, un contesto diverso da quello di un privato i cui dati finiscono online senza il suo controllo. Questo non elimina gli obblighi del GDPR, che restano validi in entrambi i casi, ma aiuta a inquadrare meglio il livello di rischio reale di chi lavora nel B2B locale rispetto a chi costruisce database di contatti privati su larga scala.
I termini di servizio di Google contano comunque
Oltre al GDPR c'è un secondo livello di rischio, più contrattuale che normativo: i termini di servizio di Google vietano espressamente lo scraping automatizzato e sistematico delle sue proprietà, Maps incluso. Violarli non porta a una sanzione del Garante, ma può portare al blocco dell'IP, alla sospensione di account collegati o ad azioni dirette da parte di Google verso chi opera scraping massivo e non autorizzato. È un rischio operativo distinto da quello privacy, ma altrettanto concreto per chi costruisce un'attività su questi dati.
Come muoversi in pratica, senza rischiare
Non esiste una "conformità garantita al 100%" quando si parla di dati e normativa: qualsiasi consulente serio userà formulazioni come "in generale" o "la prassi indica", perché ogni caso concreto va valutato singolarmente. Detto questo, alcune scelte riducono il rischio in modo evidente:
- Preferire l'interrogazione su richiesta alla costruzione di database precostituiti da rivendere a terzi.
- Restare titolare del trattamento invece di acquistare liste da fornitori terzi di provenienza opaca.
- Documentare le ricerche con un log che dimostri finalità legittima e tracciabilità.
- Predisporre un'informativa chiara per chi riceve un primo contatto commerciale.
- Verificare con un legale o un DPO la propria situazione specifica prima di scalare i volumi.
È su questo principio che è costruito LeadPyper: non vendiamo un database precostituito di contatti, ma permettiamo di interrogare fonti pubbliche su richiesta, mantenendo l'utente come titolare del trattamento, con informativa e log delle ricerche integrati nel prodotto. Non è una promessa di conformità automatica per ogni scenario, è un approccio pensato per essere difendibile, che rende il lavoro quotidiano di chi fa lead generation locale più sereno. Se vuoi vedere come funziona nella pratica, puoi iniziare la prova gratuita di 14 giorni senza carta di credito e testarlo sulla tua città.